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Il grande scrittore Luigi Meneghello usò il termine “dispatrio” per descrivere il suo abbandono del paese originario. Una parola che riassume in modo poetico il significato di migrare: stare in equilibrio tra due lingue e due culture, sempre rischiando una perdita irreparabile.
Quali sono le parole per raccontare questo confine incerto e mutevole? Si può descrivere anche per immagini? Si può affidare ad una narrazione che mette insieme immagini e parole?
Su questo hanno lavorato - insieme al fotografo Simone Martinetto - donne provenienti da diversi paese europei ed extraeuropei che frequentano la scuola di italiano di San Lazzaro di Savena curata dall’Associazione Alfabeti colorati.


Abbiamo iniziato questo progetto con tanto spirito d’avventura. Avevamo un’idea forte, creata insieme a Mauro Boarelli della Mediateca di San Lazzaro, ma le strade non erano tracciate con precisione e la navigazione aveva una rotta flessibile. Non ci aspettavamo di riuscire a finalizzare questo progetto con così tante adesioni. Si trattava di coinvolgere le donne straniere che frequentano i corsi di italiano tenuti a San Lazzaro dall’Associazione Alfabeti Colorati. Eravamo stati messi in guardia dal fatto che le donne non frequentavano sempre con assiduità e che non sarebbe stato semplice coinvolgere, spiegar loro il progetto e guidarle nella realizzazione delle foto e dei testi. E invece, quasi tutte, hanno risposto con entusiasmo alla proposta, si sono messe in gioco ed erano entusiaste di poter raccontare qualcosa che per loro è importante, per farne dono agli altri e poter mettere in comune storie e sentimenti.
Ogni donna coinvolta ha scelto un oggetto, un luogo o una persona importante e ha prodotto un testo in italiano che raccontasse perché il soggetto fotografato è importante per lei o quale storia si cela dietro all’immagine. Perché penso che il “retro” delle fotografie sia rilevante quanto il “davanti”. Tutte le fotografie sono state scattate da loro con la mia macchina fotografica o con il loro cellulare e i testi sono stati scritti a mano per conservare un legame più intimo con l’atto dello scrivere e conservare la propria calligrafia, unica e irripetibile. Il testo è stato volutamente scritto in italiano anche perché ci tenevo che fosse parte integrante del loro processo di apprendimento e quindi non snaturasse il contesto nel quale è stato prodotto, un corso di italiano per donne straniere. Donne che poi spesso non vogliono perdere tempo e che trovandosi lì per imparare la lingua, potevano così non smettere di fare pratica, anzi spesso misurarsi con un testo complesso che, guidato da una forte motivazione emotiva, spingesse più in là le proprie capacità linguistiche.
Così mi sono ritrovato, un uomo in mezzo a tutte donne, a cercare una via di comunicazione verbale e non verbale che avesse soprattutto la delicatezza e la semplicità come direzione. Il contributo delle insegnanti è stato fondamentale e in qualche modo possono essere considerate co-curatrici di tutta l’operazione. Ringrazio poi le 24 artiste originarie di 13 paesi diversi. Le ho chiamate artiste perché credo che nel momento in cui si lavora in modo profondo con le immagini e con le parole, si possa essere considerati tali; ma anche perché credo nel valore filosofico, sociale e terapeutico dell’arte e della creatività, il suo poter essere alla portata di tutti, strumento per dare più valore alla vita, alle relazioni e talvolta tornare utile per elaborare traumi, trasformare sofferenze o ricucire strappi, come quelli vissuti da chi lascia la propria terra di origine. Prendetevi il tempo di guardare e leggere con cura queste immagini. Vi renderete conto di quanta ricchezza possa portare il conoscere le storie altrui, ma soprattutto quanto la creatività e le relazioni con gli altri possano dare più sfumatura alle nostre stesse vite.


Simone Martinetto


Hanno partecipato

Souha Armi (Tunisia), Tanjina Begum (Bangladesh), Prae Borisut Sudarat (Thailandia), Naima Bouhachim (Marocco), Analyn Caratiquit (Filippine), Naima El Jabali (Marocco), Saida El Abbassi (Marocco), Daisy Fonseca Yerena (Cuba), Feride Greca (Albania), Maria Guadalupe Diaz Estrada (Messico), Amal Hosni (Tunisia), Aziza Jada (Marocco), Ana Janet (Perù), Ivette La Torre (Perù), Arifa Nahar (Bangladesh), Bidhi Nahar (Bangladesh), Salua Safouane (Marocco), Ludmila Salauyeva (Bielorussia), Suzana Seferi (Albania), Natalia Sepúlveda (Argentina), Ilham Toudali (Marocco), Ainura Turganbaeva (Kirghizistan), Sanda Ursula Neggli Espichán (Perù)


con le loro insegnanti

Susanna Bottoni, Sandra Covino, Luciana Evangelisti, Eva Leonardi, Vincenza Lombardini, Raffaella Pezzi, Daniela Tonelli, coordinate da Veronica Brizzi

Scarica la locandina - Clicca qui


In collaborazione con Alfabeti Colorati 
Con il patrocinio di Fondazione del Monte 



Ingresso gratuito

Lunedì dalle 14 alle 19:30
Da martedì a venerdì dalle 9 alle 19:30
Domenica 25 febbraio e 10 marzo dalle 15 alle 19